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No all'aggregazione con l'Abruzzo
No all'aggregazione con l'Abruzzo
di Tonino Scarlatelli

Le riflessioni e le considerazioni dell’amico ed amabile persona Sergio Sammartino e dell’Associazione “Majella Madre” di Agnone sulla necessità che il Molise si ricongiunga all’Abruzzo per salvarsi da un ipotetico crollo della sua economia creano un danno all’immagine della regione e non la aiutano, certo, a difendere la sua identità e la sua autonomia faticosamente conquistate.
Sulla opportunità dell’accorpamento si è espresso favorevolmente anche il Consigliere regionale dell’Abruzzo Giusepppe Tagliente, i suoi motivi: una sola regione più forte e più popolata può avere maggiore peso politico ed istituzionale. La storia, una volta esplicatasi, non può tornare indietro né può essere assunta come strumento nuovo per riportare in auge progetti ampiamente superati. Ci sono voluti due secoli di lotta per riscattarci da una posizione di sudditanza e diventare regione a sé stante: le guerre dei Sanniti (soccombenti) contro i Romani per la difesa del territorio, le varie dominazioni straniere succedutesi nel tempo, la dipendenza dalla Capitanata e in ultimo dall’Abruzzo.
Il Molise, contrariamente a quanto si vuol far credere, ha sempre avuto una sua, anche se limitata, configurazione territoriale e storica. Non è una regione geograficamente inventata; esiste da tempo, fin dall’antico Sannio. Ha avuto, o meglio, ha subito alterne vicende ma nel 1963, finalmente, con Legge Costituzionale, si è staccata dall’Abruzzo diventando protagonista del proprio destino e del proprio futuro.
E’superfluo qui ricordare l’impegno di tutti i parlamentari molisani, compreso quello del Sen. Remo Sammartino, padre di Sergio, che spesero tutte le loro energie e il loro peso politico per portare a casa un risultato di portata storica per il Molise. L’autonomia, ricordiamolo a grandi linee, comportò negli anni a seguire una serie di risultati estremamente positivi: l’apertura di molti nuovi uffici, le soprintendenze regionali, i comandi regionali delle forze armate, la provincia di Isernia, la realizzazione delle fondovalli, la metanizzazione in tutti i Comuni, i nuclei industriali con l’atterraggio della Fiat a Termoli, l’elezione di un proprio Consiglio regionale, e più tardi, l’Università degli Studi e il Centro medico della Cattolica a Campobasso.
Tutte realizzazioni che il Molise, forse, non avrebbe ottenuto se fosse rimasto legato all’Abruzzo. Diventarne di nuovo un’appendice significherebbe rinunciare non solo alle tante conquiste ottenute ma anche alla nostra identità. Significherebbe tornare ad una condizione di marginalità e di mortificazione che il Molise non merita. Tra l’altro proprio nel momento in cui grossi centri della Daunia, del Beneventano e dell’Alto Sangro portano avanti una battaglia per essere aggregati alla nostra regione, il Molise, di contro, dovrebbe propendere per una annessione all’Abruzzo. Con quale risultati, con quali vantaggi? In questo contesto si inserisce anche l’elemento nuovo rappresentato dal federalismo che non va visto come uno spauracchio ma come un’opportunità da cogliere per lo sviluppo del territorio o quantomeno per una sua razionale gestione e organizzazione.
Non è il caso, quindi, di evocare anzitempo fantasmi e catastrofi che non hanno ragione di esistere per il semplice motivo che il federalismo non è ancora partito e che i suoi riflessi sulle economie locali sono ancora tutti da valutare sul piano concreto. Buon senso vuole, quindi, che il problema sollevato dal prof. Sammartino e da altri non venga più riproposto. Con buona pace di tutti. Piuttosto sarebbe il caso di battersi per percorrere un’altra strada, un’altra idea, quella del riconoscimento del Molise come Regione a Statuto Speciale in considerazione della sua orografia, della sua posizione geografica e della sua popolazione oltre che della sua storia.


Tonino Scarlatelli [29/06/2010]


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