Il primo effetto è stato devastante. La tabella che riassume la stangata americana sui dazi, mostrata da Trump, ha provocato il crollo delle maggiori borse internazionali. E la furia cieca del tycoon rischia di costare caro all’Italia e tra le regioni più colpite c’è proprio il Molise.
La forza del made in Italy negli Stati Uniti, dove vengono realizzate oltre il 10% delle esportazioni nazionali, potrebbe trasformarsi in un boomerang.
L’Italia è, secondo molte analisi, tra i Paesi europei più esposti alla stretta commerciale annunciata da Washington.
Le imprese più a rischio, secondo l’Istat, sono 3.300 aziende che risultano “vulnerabili” rispetto agli Stati Uniti. Vendono soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti meccanici beni di lusso, cibo, vino, olio e mobili.
Le regioni, sempre secondo l’Istat, potrebbero essere colpite in modo differenziato dalle nuove tariffe. Per la Liguria, la Campania, il Molise e la Basilicata, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco.
Anche secondo la Cassa degli artigiani di Mestre, le regioni del Mezzogiorno – in particolare Sardegna, Molise e Sicilia – sarebbero le più a rischio, a causa della scarsa diversificazione delle loro esportazioni.
In Molise, sono soprattutto le aziende legate all’agroalimentare quelle più esposte alla mannaia dei dazi. Pasta, olio, vino, prodotti caseari, tartufo, sono i settori nei quali l’export a stelle e strisce rappresenta fette importanti per il fatturato.
Nei mesi scorsi, alcune analisi hanno stimato quale potrebbe essere il possibile impatto di nuovi dazi statunitensi, in attesa di conoscere le misure effettivamente adottate. Svimez ha calcolato che dazi al 10% su tutti i prodotti porterebbero a un calo del Pil italiano dello 0,1%, una perdita di 27 mila posti di lavoro.